Prorogato al 30 aprile 2026 il termine per le adesioni al Progetto InnovaBlue | INNOVABLUE Challenge


InnovaBlue | INNOVABLUE Challenge – competizione internazionale per le migliori soluzioni tecnologiche e sostenibili per mari, fiumi e laghi – di cui Unioncamere del Veneto è partner di progetto, si rivolge preferibilmente a team (di minimo 3 membri per squadra) multidisciplinari formati da:

  • Ricercatori
  • Innovatori
  • Team di startup
  • Sviluppatori di tecnologie
  • Team multidisciplinari con concept di soluzioni

invitandoli a sviluppare soluzioni innovative e pratiche, per supportare l’uso sostenibile degli ambienti acquatici e rafforzare i settori della blue economy in tutta la regione ADRION, in merito ai seguenti temi:

  1. Smart Monitoring e strumenti digitali per gli ambienti blu e le PMI. Verranno privilegiate soluzioni come sensori low-cost per la qualità dell’acqua, analisi IA per il monitoraggio di inquinamento e biodiversità, “digital twins” per porti, marine e acquacoltura, e piattaforme di tracciabilità.
  2. Soluzioni di biotecnologia blu per la salute ambientale e la sostenibilità. Fanno parte di questa categoria le tecnologie di biorisanamento, l’estrazione di composti bio-based, le applicazioni per la salute pubblica e il restauro della biodiversità.

I 30 team selezionati (15 per ciascun hackathon) avranno l’opportunità di collaborare con PMI, investitori e stakeholder di settore prendendo parte a uno dei due hackathon internazionali previsti (i costi di alloggio per i team selezionati saranno interamente coperti dal progetto Innovablue):

  • Skopje (Macedonia del Nord): dal 30 giugno al 2 luglio 2026
  • Šibenik (Croazia): dal 15 al 17 settembre 2026 (data da confermare)

Al termine dei due hackathon, una giuria tecnica selezionerà 5 progetti vincitori (Blue Champions) che riceveranno:

  • Un pacchetto di supporto del valore di 5.000,00 euro per l’affinamento della tecnologia, i test di validazione e la preparazione al mercato.
  • Un programma di mentoring su misura con 4 sessioni dedicate per team erogate dagli esperti di Innovablue e DIH Innovamare.

Per partecipare, è necessario registrare il proprio team entro e non oltre le ore 12:00 del 30 aprile 2026 attraverso la piattaforma Mairosm, indicando la preferenza per la sede dell’hackathon a cui partecipare (Skopje o Šibenik).

I risultati della selezione saranno comunicati a maggio 2026.

Per ulteriori informazioni e richiedere supporto, è possibile contattare i seguenti indirizzi: info@innovamare.orgunione18@ven.camcom.itroberta.lazzari@eurosportelloveneto.it

Approfondisci l’informazione e scarica Bando e regolamento
Registra il tuo team tramita la piattaforma Mairos

Pubblicata la nuova edizione del Rapporto su Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici


Il Rapporto, a cura del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (*), fornisce il quadro aggiornato dei processi di urbanizzazione, artificializzazione e trasformazione del territorio, permettendo di valutare il consumo e degrado del suolo e il loro impatto sul paesaggio e sui servizi ecosistemici.

Gli ultimi dati disponibili (2024) mostrano una crescita significativa del consumo di suolo in Italia: 83,7 km² di territorio trasformato in aree artificiali (+ 15,6% rispetto al 2023).
I costi del consumo di suolo, dovuti alla perdita di servizi ecosistemici, variano da un minimo di 8,66 a un massimo di 10,59 miliardi di euro persi ogni anno a causa del consumo di suolo avvenuto tra il 2006 e il 2024.

Il fenomeno è in accelerazione e richiede risposte urgenti e coordinate, anche perchè ha effetti diretti o indiretti su circa i due terzi del territorio nazionale, con un impatto significativo sulla frammentazione ecologica e sul microclima urbano.
La sfida è duplice:

  1. contenere l’espansione urbana e infrastrutturale;
  2. promuovere il ripristino ecologico e la resilienza territoriale.

Le nuove normative europee offrono strumenti e obiettivi chiari; in particolare, il regolamento europeo sul ripristino della natura impone l’azzeramento della perdita netta di aree verdi urbane entro il 2030 e il loro incremento dal 2031. L’azzeramento del consumo netto di suolo è un obiettivo necessario anche per il raggiungimento dei target previsti dall’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile, dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dal Piano per la Transizione Ecologica.

Lo stop al consumo di suolo dovrebbe avvenire sia minimizzando gli interventi di artificializzazione, sia aumentando il ripristino naturale delle aree più compromesse, quali gli ambiti urbani e le coste, ed è considerato una misura chiave anche per l’adattamento agli eventi estremi.
Arrestare il consumo di suolo nel nostro Paese permetterebbe, in definitiva, di fornire un contributo fondamentale per affrontare le grandi sfide poste dai cambiamenti climatici:

  • dissesto idrogeologico,
  • inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo,
  • diffuso degrado del territorio, del paesaggio e dell’ecosistema,
  • perdita di biodiversità,

ma per invertire la rotta e garantire un futuro sostenibile al nostro Paese sarà fondamentale il coinvolgimento attivo di istituzioni, cittadini e imprese.

Approfondisci le informazioni pubblicate nel portale web di ISPRA
Infografiche edizione 2025


(*) Organismo che assicura le attività di monitoraggio del territorio e del consumo di suolo.

Nuovi incentivi, per cittadini e microimprese, per l’acquisto di veicoli a zero emissioni per una transizione sostenibile: sportello aperto dal 22 ottobre 2025


Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha adottato il decreto attuativo che regola gli incentivi a fondo perduto per l’acquisto di veicoli elettrici, destinato a persone fisiche e microimprese con residenza o sede legale nelle aree urbane funzionali (città oltre i 50.000 abitanti e area di pendolarismo). 

L’iniziativa, finanziata con risorse del PNRR mette a disposizione 597 milioni di euro per favorire il rinnovo del parco circolante con veicoli a zero emissioni, contribuendo alla riduzione dell’inquinamento urbano e al miglioramento della qualità dell’aria. Per accedere al contributo, sarà necessario rottamare un veicolo termico fino a Euro 5. 
L’incentivo sarà riconosciuto:

  • alle persone fisiche per l’acquisto di un’auto elettrica (categoria M1), con un contributo di 9.000 o 11.000 euro in base al valore ISEE;  
  • alle microimprese, per l’acquisto di veicoli elettrici commerciali (categorie N1 e N2), fino a un massimo di 20.000 euro per veicolo, nel limite del 30% del prezzo di acquisto e nel rispetto della normativa “de minimis”.

Le richieste saranno gestite tramite una piattaforma informatica dedicata, sviluppata da Sogei, che consentirà la registrazione dei beneficiari, dei venditori aderenti all’iniziativa e la generazione dei bonus ed il contributo sarà erogato sotto forma di sconto diretto in fase di acquisto.

Guarda il tutorial per le micro imprese
Guarda il tutorial per persone fisiche
Collegati al portale web per richiedere il voucher

Per assistenza è possibile inviare una e-mail a: bonusveicolielettrici@sogei.it

Emesso l’atteso parere della Corte internazionale di giustizia sugli obblighi giuridici degli Stati in materia di cambiamenti climatici


La violazione da parte di uno Stato costituisce un atto illecito a livello internazionale che impegna la sua responsabilità

Il 23 luglio 2025 la Corte internazionale di giustizia (CIG), la più alta corte delle Nazioni Unite, ha emesso l’atteso parere adottato all’unanimità dai giudici della CIG – che si estende per oltre 500 pagine – sugli obblighi giuridici degli Stati in materia di cambiamenti climatici, relativo ad un procedimento avviato il 2 dicembre 2024 (*) e che per circa due settimane ha impegnato i giudici nell’ascoltare quasi cento nazioni e dodici organismi internazionali con l’obiettivo di comprendere quali siano gli obblighi da parte dei poteri pubblici in materia di lotta contro i cambiamenti climatici.

L’Alta corte ha stabilito che la violazione degli obblighi climatici da parte di uno Stato costituisce un atto illecito a livello internazionale che impegna la sua responsabilità che può quindi comportare risarcimenti ai Paesi colpiti.

Il parere ha valore consultivo e non vincolante ma stabilisce una solida interpretazione giuridica che sarà utile per orientare le azioni o le decisioni future di legislatori, avvocati e giudici a livello globale. La Corte rileva che:

  •  le conseguenze dei cambiamenti climatici sono gravi e di vasta portata e colpiscono sia gli ecosistemi naturali che le popolazioni umane. Gli effetti negativi dei cambiamenti climatici rischiano di compromettere significativamente l’effettivo godimento di alcuni diritti umani. Come il diritto alla salute e il diritto a un adeguato tenore di vita;
  • la mancata adozione da parte di uno Stato di azioni appropriate per proteggere il sistema climatico dalle emissioni di gas serra, anche attraverso la produzione di combustibili fossili, il consumo di combustibili fossili, la concessione di licenze di esplorazione di combustibili fossili o l’erogazione di sussidi per i combustibili fossili, può costituire un atto illecito a livello internazionale imputabile a tale Stato;
  • gli Stati responsabili hanno l’obbligo di risarcire i danni provocati ad altri Stati sotto forma di restituzione, indennizzo e soddisfazione.  

Gli Stati hanno pertanto l’obbligo di proteggere l’ambiente per il bene delle generazioni presenti e future e devono impegnarsi per prevenire danni significativi agendo con la dovuta diligenza, prevedendo l’adozione di misure per ridurre le emissioni di gas serra, rendere disponibili le informazioni scientifiche e adottando tutti i mezzi a loro disposizione per proteggere il sistema climatico in conformità con le loro capacità e risorse disponibili, anche cooperando con gli altri Stati. Il parere della Corte internazionale di giustizia mette quindi alle strette le grandi nazioni inquinanti, tutelando i Paesi più poveri e più colpiti dai cambiamenti climatici.

Approfondisci la Sintesi del parere consultivo del 23 luglio 2025


(*) la richiesta all’Aja è successiva ad una precedente campagna pensata nel 2019, dagli studenti di legge dell’Università Vanuatu, uno stato del Pacifico meridionale, formato da un arcipelago di una quarantina di isole, che si estendono per 1300 km – ubicate a circa 2000 km dalla costa nord-orientale dell’Australia – ogni giorno di più sommerso dall’acqua per colpa dei cambiamenti climatici.

Nature Restoration Law

Il 27 febbraio 2024, il Parlamento Europeo ha approvato, con 329 voti favorevoli, la legge sul ripristino della natura, la “Nature Restoration Law”, segnando un passo importante nei processi di protezione e rispristino degli ecosistemi europei.

Tra le disposizioni più importanti dell’emendamento vi è l’introduzione del reato di ecocidio, una misura volta a punire coloro che danneggiano l’ambiente attraverso atti di inquinamento. Un ulteriore punto importante stabilito dalla legge è quello degli obiettivi volti al rispristino degli ecosistemi, con l’esplicita richiesta agli Stati membri di raggiungere un trend positivo in almeno due dei seguenti indicatori:

  • L’indice di farfalle delle praterie
  • Le quote di terreni agricoli ad alta biodiversità
  • Lo stock di carbonio nel suolo minerale coltivato

L’approvazione della Restoration Law non rappresenta solo un significativo passo dal punto di vista ambientale, ma anche da un punto di vista giuridico in quanto testimonia la necessità urgente di adottare delle misure concrete per affrontare la crisi ambientale, segnando i diversi step da compiere per raggiungere l’obiettivo.

La proposta della Commissione Europea si prefigura come il primo tentativo a livello continentale di affrontare le tematiche sopracitate. Si basa sulla Strategia dell’UE per la Biodiversità, la quale vuole fissare dei propositi importanti per quanto concerne il recupero di ambienti naturali come foreste, fiumi e habitat marini. L’obiettivo è quello non solo di aumentare le varietà di piante ed animali, ma anche di mantenere bassi livelli di inquinamento nell’aria e limitare il rischio di inondazioni da parte dei fiumi.

Gli obiettivi dell’emendamento sono chiari e ben definiti: ripristinare gli ecosistemi, gli habitat e le specie presenti sia sulla terra che nelle acque dell’Unione Europea; contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi dell’UE in merito alla mitigazione e all’adattamento climatico, assicurando il rispetto degli impegni.

Il processo è ora alla fase finale del suo iter nella quale vi deve essere l’approvazione del Consiglio Europeo e successivamente la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Europa: approvata la riforma del sistema ETS (Emission Trading System), per la compravendita di “diritti ad inquinare”

Il Parlamento europeo nella seduta plenaria del 18 aprile ha approvato una serie di misure che rappresentano i pilastri che mettono a terra il pacchetto Fit for 55, l’impegno dell’Unione Europea di tagliare del 55 per cento le emissioni di gas ad effetto serra entro il 2030 e che rendono più stringente e ambizioso il sistema ETS, l’Emission Trading System, che regola lo scambio di quote di emissioni sui permessi a inquinare dell’Unione.
Per poter entrare in vigore, il pacchetto Fit for55 dovrà essere approvato dal Consiglio europeo.
La presente notizia verrà aggiornata con maggiori dettagli successivamente all’approvazione del Consiglio europeo.

Ecosistema Urbano 2022: Belluno e Treviso nella top 10. Pochi i capoluoghi che hanno puntato davvero sulla sostenibilità ambientale.

Il report annuale di Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Sole24 ore, analizza le performance ambientali di 105 Comuni capoluogo che  tiene conto di 18 indicatori, distribuiti in sei aree tematiche: aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.

L’ultimo aggiornamento fornisce una “fotografia” non esattamente confortante, con capoluoghi fermi su emergenze croniche e poco propensi al miglioramento. Nel 2021, in quello che doveva essere l’anno della lenta ripresa post COVID-19 e della messa in campo di interventi concreti, i capoluoghi di provincia, paralizzati da alcune emergenze urbane ormai croniche, confermano la tendenza di stallo degli anni precedenti. 

Le criticità rilevare
  • Più smog con i valori di picco che tornano lentamente a crescere nelle aree urbane storicamente afflitte dal problema.
  • Un parco auto che resta tra i più alti d’Europa, pochi miglioramenti sul fronte del trasporto pubblico. 
  • La produzione dei rifiuti prodotti in aumento.
  • Per quanto riguarda le perdite idriche, rimangono all’incirca costanti le città dove più del 30% dell’acqua viene dispersa.

Il buon esempio arriva da Bolzano: la nuova regina green che dal sesto posto dello scorso anno conquista il 1° posto in classifica. Al secondo posto Trento, seguita da Belluno, Reggio Emilia e Cosenza, unica città del sud a entrare anche quest’anno nella top ten della graduatoria; Treviso al 6° posto.

Per ulteriori approfondimenti e best practice 2022