La Bussola per la competitività: la strategia della Commissione Europea


La Commissione UE ha presentato la strategia dell’esecutivo europeo (il Competitiveness Compass) per dare slancio al sistema produttivo europeo soprattutto nei settori economici a più alta intensità tecnologica così da poter confrontarsi in modo più paritario, principalmente rispetto a Stati Uniti e Cina, snellendo la burocrazia, attuando un regime giuridico unico in modo da semplificare la vita alle imprese e razionalizzando i finanziamenti, anche grazie alla creazione di un fondo per la competitività.

Riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 e neutralità carbonica al 2050 rimangono gli obiettivi ambiziosi dell’UE, ai quali – partendo dalle indicazioni del Rapporto Draghi – si aggiungono una serie di proposte che puntano ridurre la dipendenza dai Paesi extra Ue nei settori strategici e fanno riferimento a 3 pilastri:

  1. spingere sull’innovazione tecnologica per stare al passo con i competitor globali;
  2. decarbonizzare l’industria, anche i settori hard to abate, senza compromettere la crescita;
  3. garantire una maggiore sicurezza diversificando le catene di approvvigionamento soprattutto sulle materie prime strategiche.

Tra le prime misure previste dal cronoprogramma che accompagna la strategia, per il 2025 rientrano:

  • un intervento per favorire la nascita di gigafactories per l’IA in Europa;
  • un piano per diminuire i prezzi dell’energia. Elemento essenziale del piano saranno gli investimenti sulle reti elettriche continentali per accompagnare il progresso verso un sistema energetico a zero emissioni nette, ridurre i rischi di limitazione delle energie rinnovabili e sfruttare i vantaggi del mercato unico dell’energia;
  • la creazione di una piattaforma per gli acquisti comuni di materie prime critiche, fondamentali per le due transizioni ecologica e digitale;
  • la strategia per la water resilience;
  • un aggiornamento della legge sul clima.

Scarica il Competitiveness Compass  

Cop29: dall’11 al 22 novembre 2024 a Baku


La ventinovesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop29) è in corso a Baku, in Azerbaigian e terminerà, salvo ritardi, il 22 novembre e il focus principale delle discussioni riguarderà le questioni legate alla finanza climatica, ovvero agli stanziamenti che occorre prevedere per mitigare i cambiamenti climatici e per adattarsi agli impatti da essi derivanti.

Nell’intervento di apertura dell’11 novembre, Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite ha invitato i Paesi partecipanti ad impegnarsi sulle seguenti priorità:

  1. la riduzione d’emergenza delle emissioni, concordando regole per mercati del carbonio equi ed efficaci. Per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi è infatti necessario ridurre le emissioni globali del 9% ogni anno. Entro il 2030, dovranno diminuire del 43% rispetto ai livelli del 2019. Sul tavolo c’è ancora l’attuazione dell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi per il quale si dovranno indicare le regole che governeranno il sistema per lo scambio delle quote di emissioni di CO2. Secondo uno studio della Camera di Commercio Internazionale gli eventi meteorologici estremi legati alla crisi climatica sono costati all’economia globale oltre 2.000 miliardi di dollari nell’ultimo decennio (solo tra il 2022 e il 2023 le perdite ammontavano a 451 miliardi di dollari);
  2. fare di più per proteggere la popolazione di ciascun Paese dalle devastazioni della crisi climatica. Il divario tra le esigenze di adattamento e i finanziamenti potrebbe raggiungere i 359 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 ai quali corrispondono vite umane sottratte, raccolti persi e sviluppo negato. I Paesi sviluppati devono accelerare i tempi per raddoppiare i finanziamenti per l’adattamento, portandoli almeno a 40 miliardi di dollari/anno entro il 2025. Se nella Cop27 (a Dubai) la mitigazione dei cambiamenti climatici è stata accantonata, durante la sessione intermedia di giugno numerosi governi e gruppi di governi, hanno rilevato la necessità di sottoscrivere un accordo almeno sul piano di lavoro, in attesa delle nuove Ndc (Contributi Nazionali Volontari) – per le quali occorrerà decidere anche un quadro di riferimento, per evitare che ogni governo le declini a modo proprio -rendendo il transitioning away qualcosa di serio, chiaro, inequivocabile, almeno per quanto riguarda il carbone. Per quanto riguarda il loss and damage, i governi dovranno procedere a un esame del Meccanismo di Varsavia (1) ed esaminare i progressi nel Santiago Network (2) per valutare quanto finora ci si sia attrezzati per fronteggiare precipitazioni estreme, innalzamento del livello dei mari, ondate di caldo o di siccità (il processo dovrebbe essere concluso entro il 2026);
  3. abbattere i muri dei finanziamenti per il clima per dar modo ai Paesi in via di sviluppo poter affrontare i numerosi ostacoli dovuti a: scarsi finanziamenti pubblici, costo del capitale troppo elevato, disastri climatici devastanti e servizio del debito che assorbe i fondi. Alla Cop15 di Copenaghen (2009) i Paesi ricchi accettarono di concedere 100 miliardi di dollari all’anno a quelli più poveri e vulnerabili per consentire loro di adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici. Per arrivare a mantenere la promessa è stato necessario attendere il 2022. Infine, alla Cop21 di Parigi si è deciso di fissare l’Ncqg prima del 2025, a partire da minimo di 100 miliardi di dollari all’anno ma basandosi sui nuovi bisogni dei Paesi che dovranno beneficiarne. I negoziati che si sono susseguiti durante il 2024 nelle sessioni intermedie mostrano un mondo diviso sulla questione.

Illustra inoltre i 5 elementi sono fondamentali per il successo:

  1. un aumento significativo dei finanziamenti pubblici agevolati;
  2. una chiara indicazione di come la finanza pubblica mobiliterà i trilioni di dollari di cui i Paesi in via di sviluppo hanno bisogno;
  3. attingere a fonti innovative, in particolare a prelievi sul trasporto marittimo, sull’aviazione e sull’estrazione di combustibili fossili. Chi inquina deve pagare;
  4. un quadro di riferimento per una maggiore accessibilità, trasparenza e responsabilità, che dia ai Paesi in via di sviluppo la certezza che il denaro si concretizzerà;
  5. aumentare la capacità di prestito delle Banche Multilaterali di Sviluppo, più grandi e più coraggiose, effettuando un’importante ricapitalizzazione ed una riforma dei loro modelli di business, anche per far sì che possano attrarre maggiori finanziamenti privati.

Dovranno inoltre essere trattati: l’esame finale dell’attuazione del programma di Lima sulle questioni di genere, l’attuazione concreta del Global stocktake approvato a Dubai, la tavola rotonda ministeriale annuale sulla transizione giusta, il dialogo ministeriale di alto livello sulle urgenze in materia di adattamento e i negoziati per stabilire il numero di Paesi che sottometterà i primi rapporti biennali sulla trasparenza.


(1) il WIM ha contribuito a migliorare le conoscenze su quali siano le perdite e i danni patiti dai Paesi.
(2) una rete ideata per facilitare l’assistenza tecnica nelle nazioni più vulnerabili di fronte agli impatti dei cambiamenti climatici.

Settimana Mondiale dello Spazio: “Spazio e Cambiamento Climatico” il tema scelto per il 2024


Dal 4 al 10 ottobre in tutto il mondo, ricorrono le celebrazioni della Settimana Mondiale dello Spazio (World Space Week), un evento annuale dedicato a sensibilizzare e promuovere la scienza, la tecnologia e il contributo delle attività spaziali allo sviluppo della società. È il più grande evento pubblico dedicato allo spazio, istituito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999.

Questa particolare settimana è stata scelta per commemorare in particolare due importanti avvenimenti nella storia dell’esplorazione spaziale: il lancio del primo satellite artificiale, Sputnik 1, dalla ex Unione Sovietica, che segnò l’inizio dell’era spaziale (4 ottobre 1957) e la firma del Trattato sullo Spazio Extra-Atmosferico, che stabilì i principi per l’uso pacifico dello spazio (10 ottobre 1967).

“Spazio e Cambiamento Climatico” è il tema scelto per il 2024; durante questi sette giorni sono previsti oltre 9.000 eventi a livello mondiale, volti a ricordare come la scienza e la tecnologia, grazie alla conoscenza dello spazio, abbiano portato miglioramenti alla condizione umana, nonché il ruolo cruciale dei satelliti e della tecnologia spaziale nel monitorare il clima della Terra e nell’affrontare il cambiamento climatico.

Oltre agli eventi organizzati, è possibile celebrare la ricorrenza: visitando planetari e osservatori locali (che spesso organizzano eventi speciali come sessioni di osservazione delle stelle o conferenze educative), guardando un film a tema spaziale e/o leggendo un libro di fantascienza. 

Per quanto riguarda le celebrazioni italiane si segnala la conferenza “L’interazione tra vita e cambiamenti climatici. Il contributo della scienza spaziale” che si terrà il prossimo 10 ottobre, alle ore 15:00, presso la sede dell’Organizzazione Internazionale Italo-latino americana (IILA* invia Giovanni Paisiello 24, Roma).

L’evento, organizzato in formato ibrido, con la partecipazione di esperti latinoamericani, italiani e delle Nazioni Unite, si svolgerà in tre sessioni: la prima dedicata all’osservazione della Terra, la seconda all’interazione tra vita e clima e la terza alle politiche ambientali attuali e future.

Nel corso del Seminario sarà presentata in anteprima negli spazi dell’IILA la mostra “Occhi nel cielo” del fotografo Francesco Vigliotti, che evidenzia il legame tra l’uso delle tecnologie satellitari e il monitoraggio dei cambiamenti climatici.

A seguire i link per la registrazione al seminario:

Registrati per la partecipazione in presenza (fino ad esaurimento posti)
Registrati per la partecipazione all’evento via zoom
Scarica il programma


* L’IILA istituita nel 1966, è un organismo intergovernativo con sede a Roma; gli stati membri dell’Organizzazione sono l’Italia e le 20 Repubbliche dell’America Latina (Argentina, Stato Plurinazionale di Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Uruguay e Repubblica Bolivariana del Venezuela). Dal 2007 è membro osservatore dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e collabora stabilmente con il Ministero degli Affari Esteri italiano nella ideazione e realizzazione delle Conferenze Italia-America Latina e Caraibi. Dal 2018 è membro osservatore delle Riunioni Ministeriali UE-CELAC e, sempre dal 2018, è invitata speciale ai Vertici Iberoamericani. L’IILA, fin dalla sua nascita ha ricoperto un ruolo importante nel facilitare i rapporti tra Italia, Europa, e l’America Latina, azione che svolge operando nel campo culturale, socio economico, tecnico scientifico e della cooperazione, utilizzando strumenti quali: incontri con specialisti di settore, patrocinando eventi e borse di studio, promuovendo congressi, convegni, esposizioni e altre manifestazioni, attuando progetti di cooperazione nei paesi latinoamericani.

Direttiva europea sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità: in vigore dal 25/07/2024


Il 25 luglio 2024 è entrata in vigore la Direttiva (UE) 2024/1760 sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (Corporate Sustainability Due Diligence Directive, in breve CSDDD o CS3D) che prevede alcuni obblighi rispetto agli impatti negativi su diritti umani e ambiente a carico di:

  • imprese con più di 1.000 dipendenti e 450 milioni di € di fatturato,
  • società, costituite secondo la normativa di uno Stato membro o di un Paese terzo, a capo di un gruppo che supera complessivamente i 1.000 dipendenti e 450 milioni di € di fatturato in UE o di un gruppo in franchising con più di 80 milioni di fatturato e avente diritti di licenza con società terze indipendenti di oltre 22,5 milioni di € in UE. 

Ai fini di una condotta aziendale responsabile, i soggetti obbligati devono esercitare il dovere di diligenza in particolare attraverso le seguenti attività: 

  • integrazione del dovere di diligenza nelle proprie politiche e nei propri sistemi di gestione dei rischi;
  • individuazione e valutazione degli impatti negativi effettivi o potenziali;
  • prevenzione e attenuazione degli impatti negativi potenziali;
  • riparazione degli impatti negativi effettivi;
  • svolgimento di un dialogo significativo con i portatori di interessi;
  • instaurazione e mantenimento di un meccanismo di notifica e procedura di reclamo;
  • monitoraggio dell’efficacia della politica e delle misure relative al dovere di diligenza;
  • comunicazione pubblica sul dovere di diligenza. 

In allegato alla direttiva sono riportati nel dettaglio:

  •  i diritti e divieti contenuti negli accordi internazionali sui diritti umani (ad es. diritto alla sicurezza, divieto di impiego di minori in età di obbligo scolastico ecc.), 
  • gli strumenti in materia di diritti umani e libertà fondamentali (ad es. Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, Convenzione sull’uguaglianza di retribuzione ecc.),
  • i divieti e gli obblighi inclusi negli strumenti in materia ambientale (ad es. in tema di biodiversità, sostanze chimiche ecc.). 

Pur riguardando le imprese più grandi, le disposizioni coinvolgeranno anche aziende di minori dimensioni, incluse le PMI con cui si interfacciano, alle quali verrà richiesto di fornire periodicamente dati, informazioni e valutazioni, nonché di adeguarsi al rispetto di specifiche politiche e misure. La direttiva prevede infatti che, nell’esercitare il dovere di diligenza, le società non considerino solo le proprie attività ma, se collegate alla loro catena del valore, anche le attività dei partner commerciali sia a monte che a valle.

Le aziende interessate dalla CS3D devono inoltre adottare e attuare un piano di transizione per la mitigazione dei cambiamenti climatici volto a garantire la compatibilità del modello di business con la transizione verso un’economia sostenibile, il contenimento del riscaldamento globale entro 1,5°C e la neutralità climatica al 2050, tenendo conto, se del caso, anche dell’esposizione ad attività connesse ai combustibili fossili.

Gli Stati membri dovranno recepire la nuova direttiva entro il 26 luglio 2026. 

Approfondisci il testo normativo della Direttiva (UE) 2024/1760

RAPPORTO SNPA 2023: Nuovo record in Italia

Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) ha diffuso l’11 luglio il Rapporto “Il clima in Italia nel 2023”, il quale descrive i principali elementi climatici dell’anno appena trascorso concentrandosi sulle variazioni climatiche in Italia, fornendo una panoramica anche del contesto globale ed europeo. Il rapporto analizza i valori medi e i trend delle principali variabili idro-meteo-climatiche, oltre ai loro estremi, fornendo dettagli a scala nazionale, regionale e locale. Esamina inoltre gli eventi idro-meteorologici e meteo-marini più significativi e critici del 2023.

Secondo il Rapporto, l’Italia, nel 2023, ha registrato un nuovo record per la media annuale delle temperature minime giornaliere con un incremento di +1,20 °C. Il 2023 è stato il secondo anno più caldo, con un’anomalia di +1,14 °C rispetto al periodo di riferimento 1991-2020, segnando il decimo anno consecutivo con anomalie positive rispetto alla media.

Il mese di ottobre è stato il più caldo, con una temperatura superiore di +3,27 °C rispetto alla media, mentre luglio e settembre hanno registrato anomalie superiori a +2 °C. Durante l’estate, l’Italia è stata colpita da intense ondate di calore, con un picco di 48,2 °C in Sardegna, il valore più alto mai registrato sull’isola.

Il Rapporto evidenzia che anche la temperatura superficiale dei mari italiani nel 2023 è stata la seconda più alta della serie storica, con un’anomalia di +0,9 °C rispetto alla media climatologica 1991-2020.

Le precipitazioni annuali in Italia nel 2023 sono state inferiori alla media climatologica di circa il 4%. Nonostante un recupero della disponibilità di risorsa idrica naturale (stimata in 112,4 miliardi di metri cubi) rispetto al minimo storico del 2022 (67 miliardi di metri cubi), l’Italia ha continuato a vivere condizioni di siccità e scarsità idrica nel 2023, con una disponibilità idrica inferiore del 16% rispetto alla media del periodo 1991-2020.

14^ edizione del Premio (nazionale) per lo Sviluppo Sostenibile – scadenza presentazione domande prorogata al 30.07.2024


La Fondazione per lo sviluppo sostenibile ed Ecomondo-Italian Exhibition Group istituiscono per l’anno 2024, la 14^ Edizione del Premio destinato alle imprese, startup e Amministrazioni locali che si siano particolarmente distinte per eco-innovazione ed efficacia dei risultati ambientali ed economici, nonché del loro potenziale di diffusione.

La partecipazione al Premio è libera e gratuita e dedicata ad imprese, startup e Amministrazioni locali che si siano particolarmente distinte per eco-innovazione ed efficacia dei risultati ambientali ed economici, nonché del loro potenziale di diffusione.
E’ possibile presentare la propria candidatura per una sola delle 3 seguenti sezioni in concorso:

Per l’edizione 2024 il Premio è articolato in 3 settori:

  1. Settore Economia Circolare suddiviso in:
    – Sezione Imprese, in collaborazione con il Circular Economy Network
    – Sezione Startup per gli imballaggi, in collaborazione con il CONAI
    Per approfondimenti su preview domande, criteri e invio della candidatura per questa sezione del premio
  2. Sezione neutralità climatica e soluzioni nature positive rivolto ad Amministrazioni locali e/o Aziende Multiutility e/o partecipate, in collaborazione con il Green City Network, Italy for Climate e GSE – Gestore Serivizi Energetici
    Per approfondimenti su preview domande, criteri e invio della candidatura per questa sezione del premio
  3. Settore Edilizia Green: efficienza energetica, rinnovabili, materiali innovativi rivolto ad Imprese/Startp e Amministrazioni locali, con la partecipazione di ENEA
    Per approfondimenti su preview domande, criteri e invio della candidatura per questa sezione del premio

La scadenza per partecipare è stata prorogata dal 30 giugno al 30 luglio 2024.
La cerimonia di premiazione si svolgerà a Rimini, in occasione di Ecomondo, il 7 novembre 2024. Per la sezione Startup Imballaggi con CONAI, la premiazione avverrà in occasione della Conferenza Nazionale dell’Industria del riciclo in programma il 12 dicembre 2024 a Milano in media partnership con Pianeta 2030, il Corriere della Sera.

Scarica il Regolamento
Per ulteriori informazioni

Rapporto sui deficit di investimenti climatici in Europa e Obiettivi 2030


Dal 21 febbraio è disponibile una nuova pubblicazione a cura dell’Institute for Climate Economics (I4CE) riguardante il Rapporto sui deficit di investimenti climatici in Europa, che mette a confronto i livelli di investimenti del 2022 con quelli necessari annualmente per raggiungere l’obiettivo al 2030 (riduzioni delle emissioni del 55%).

Il Rapporto, analizza 22 settori che coprono l’edilizia, i trasporti e i sistemi energetici e sottolinea che gli investimenti nell’UE sono cresciuti del 9% tra il 2021 e il 2022, raggiungendo i 407 miliardi di euro nel 2022 (il 2,6% del PIL), circa la metà di quelli necessari per il raggiungimento degli obiettivi prefissati al 2030. Solo per i settori “energia idroelettrica” e “stoccaggio delle batterie”, gli investimenti del 2022 sono risultati superiori alle esigenze annuali. Gli altri 20 settori evidenziano un deficit di proporzioni variabili: ad esempio, gli investimenti nell’energia eolica rappresentano il 17% del fabbisogno totale di investimenti annuali, mentre quelli in pannelli solari il 78%.

Il Comitato consultivo scientifico europeo sui cambiamenti climatici, istituito nel 2021 dalla Legge europea sul clima, ha recentemente invitato l’UE ad adoperarsi per una panoramica più accurata degli investimenti necessari ed effettivi nella mitigazione climatica.
Scarica il rapporto sui deficit di investimenti climatici in Europa

Politiche ambientali, obiettivi di sviluppo sostenibile e neutralità climatica: report e analisi per comprendere i progressi e le criticità


Per molteplici ragioni (elezioni europee all’orizzonte, percorso di Agenza 2030 giunto a metà strada, crisi climatica e costante aumento della temperatura, ecc.) all’interno dell’UE si intensificano i report legati agli obiettivi ambientali. Tra dicembre 2023 e gennaio 2024 ve ne sono 3 che si ritiene interessante segnalare:

  1. Rapporto di monitoraggio sui progressi verso gli obiettivi dell’8°  Programma d’azione per l’ambiente 2023, pubblicato il 18 dicembre 2023 dall’Agenzia europea per l’ambiente fa il punto sulla base di 28 indicatori e obiettivi di monitoraggio, sottolineando come alcuni degli obiettivi riflettono le elevate ambizioni del Green Deal e che gli Stati membri potrebbero aver bisogno di più tempo per adottare misure per raggiungerli (molti obiettivi richiederebbero infatti un ritmo di progresso da due a nove volte più rapido fino al 2030). Per raggiungerli, servirebbero una più forte attuazione della legislazione, nonché misure aggiuntive d’integrazione delle politiche ambientali e climatiche dei Paesi membri che pongano al centro l’ambiente. Tra i punti di maggiore criticità, l’obiettivo di ridurre le pressioni ambientali e climatiche legate a produzione e consumo che include sotto-obiettivi sul consumo energetico, sul tasso di utilizzo circolare dei materiali e sulla quota di superficie destinata all’agricoltura biologica. Improbabile l’eliminazione graduale dei sussidi ai combustibili fossili dato che, come sottolinea il rapporto, la maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea non dispone di piani concreti in tal senso. Interessante lo scoreboard interattivo che permette di navigare agilmente gli indicatori alla base del rapporto.

  2. Verso la neutralità climatica dell’UE: progressi, lacune politiche e opportunità, pubblicato il 18 gennaio dall’European Scientific Advisory Board for Climate Change (organo consultivo istituito nel 2021 dalla legge europea sul clima, composto da esperti scientifici indipendenti) fornisce un’analisi del percorso verso la neutralità climatica; alla luce di 80 indicatori individuati dallo studio sottolinea come siano necessari maggiori sforzi, e in particolare nell’edilizia, nei trasporti, nell’agricoltura e nella silvicoltura, per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE del 2030 (55%) e 2050 (neutralità climatica). Delinea inoltre 13 raccomandazioni chiave per un’attuazione e una progettazione più efficaci e raccomanda l’introduzione di una qualche forma di tariffazione delle emissioni nei settori agricolo e dell’uso del suolo entro il 2031. I decisori politici dovrebbero, secondo il Comitato, predisporre e implementare in primis una timeline e una roadmap per eliminare i sussidi ai combustibili fossili. A pochi giorni dalla pubblicazione del nuovo target climatico europeo al 2040, che si attende pari ad una riduzione delle emissioni tra il 90 e il 95%, l’analisi del Comitato offre quindi alcuni spunti interessanti.

  3. Rapporto sullo sviluppo sostenibile in Europa 2023/24, pubblicato il 25 gennaio dalla Rete delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, mette in luce come le molteplici e protratte crisi – di sicurezza, climatiche, finanziarie e geopolitiche – abbiano portato ad un rallentamento dei progressi sugli SDGs. A metà percorso nessuno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile è sulla buona strada per essere raggiunto a livello globale entro la fine del decennio, l’85 per cento è in declino o mostra progressi molto limitati. Per il quarto anno consecutivo, la Finlandia è in cima con un punteggio di 80.64. L’Italia, al ventunesimo posto (su 34 paesi), raggiunge quota 69,93. Le maggiori sfide nell’UE sono legate all’SDG del consumo e produzione responsabili, lotta al mutamento climatico, e ai sottobiettivi nell’uso del territorio e nell’alimentazione sostenibili. L’indice “Leave No One Behind” (LNOB), compreso nel rapporto, misura le disuguaglianze nazionali in quattro dimensioni: povertà estrema e deprivazione materiale; disparità di reddito; disparità di genere; l’accesso e la qualità dei servizi. ll Comitato economico e sociale, in collaborazione con il Sustainable Development Solutions Network, ha elaborato 10 priorità essenziali per le istituzioni europee da adottare nel corso della prossima legislatura, l’ultima prima del 2030. Il sito web, più fruibile rispetto al rapporto, permette un’agile navigazione, tra mappe interattive, dashboard, possibilità di esplorare e scaricare dati, analisi e grafiche dei capitoli che compongono il rapporto, profili per i singoli paesi.

Energia nell’UE: pubblicato il rapporto 2023


L’articolo 35 del regolamento (UE) 2018/1999 (“regolamento sulla governance”) prevede che entro il 31 ottobre di ogni anno la Commissione presenti al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sullo stato dell’Unione dell’energia che deve comprendere, ogni due anni, a partire dal 2023, una relazione sulla sostenibilità della bioenergia dell’Unione, contenente le informazioni specificate nell’allegato X di tale regolamento.  

Pubblicata dalla CE lo scorso 24 ottobre, la “relazione sullo stato dell’Unione dell’Energia 2023” valuta lo stato di avanzamento della transizione verde a livello europeo e dei diversi Stati membri, tramite specifiche tabelle e, insieme alle relazioni che la accompagnano (ad es. rapporto di sostenibilità bioenergetica, ecc.), fornisce lo stato dell’arte sui progressi compiuti dall’UE verso gli obiettivi dell’Unione dell’energia e la transizione verso  l’energia pulita in  linea con gli obiettivi in materia di energia e clima.

La relazione di quest’anno esamina il modo in cui l’UE ha reagito alle crisi e alle sfide senza precedenti durante il mandato dell’attuale Commissione e prende in considerazione le sfide rimanenti.
Inoltre, esamina anche la risposta dell’Ue alla crisi energetica definendo sfide e opportunità future e presenta la prima valutazione delle relazioni intermedie presentate dagli Stati membri sui Piani nazionali 2019 per l’energia e il clima.

  • L’UE ha accelerato l’installazione di capacità di energia rinnovabile e ha prodotto quantità crescenti di energia elettrica da fonti rinnovabili. Nel 2022 il 39% dell’energia elettrica è stata generata da fonti rinnovabili e, a maggio 2023, l’eolico e il solare hanno superato per la prima volta la produzione totale di elettricità fossile. Il 2022 è stato un anno record per la nuova capacità solare fotovoltaica (FV) installata (41 GW), il 60% in più rispetto al 2021 (26GW). Risultati analoghi sono stati raggiunti con la capacità eolica onshore e offshore (45% in più di capacità installata rispetto al 2021), anche grazie all’accelerazione dei processi autorizzativi.
  •  L’UE ha concordato obiettivi più ambiziosi per la transizione verso l’energia pulita, in linea con REPowerEU e il Green Deal europeo. I colegislatori hanno concordato l’obiettivo del 42,5 % di energie rinnovabili nel mix energetico dell’UE entro il 2030, con l’ambizione di raggiungere il 45 %, e l’obiettivo di ridurre il consumo di energia finale a livello dell’UE dell’11,7 % entro il 2030 rispetto alle proiezioni dello scenario di riferimento per il 2020.

Scarica la Relazione e gli allegati

C’è tempo fino al 30 settembre per rispondere alla Call per candidare i maggiori siti a rischio


L’Europa chiama! Chi è a conoscenza di un patrimonio importante in Europa che è messo in pericolo dai rischi attuali o previsti dei cambiamenti climatici (compresi i rischi aggravati) e a cascata da eventi a insorgenza lenta o da eventi a insorgenza rapida, può nominarlo per il programma “7 Most Endangered 2024” nell’apposito questionario.

Sono accolte con favore le candidature di beni patrimoniali quali, ad esempio: un monumento storico o un insieme di monumenti storici, un sito archeologico, un luogo di culto, un complesso industriale, un giardino storico, un museo, un patrimonio mobile o immateriale risorsa, ecc.,

Il programma è gestito da Europa Nostra in collaborazione con l’Istituto BEI e sostenuto dal programma Europa Creativa dell’UE come parte del progetto di rete di Europa Nostra “Agorà del patrimonio culturale europeo”.

Essere accolto nella lista dei 7 paesi più a rischio spesso funge da catalizzatore per un cambiamento positivo e da incentivo per la mobilitazione del necessario sostegno pubblico o privato. I 7 siti selezionati hanno diritto a ricevere una sovvenzione BEI per il patrimonio fino a 10.000 euro per avviare azioni, studi o misure di assistenza per il sito minacciato.

Attenzione, prima di compilare il questionario è necessario reperire foto significative (sono ammessi anche eventuali video) del sito che si vuole candidare.

Compila il questionario candidando un sito a rischio (in inglese)