Ciclo di focus di approfondimento nazionali sull’Etichettatura alimentare e Sicurezza prodotti Luglio – Dicembre 2026


Il Laboratorio Chimico Camera di commercio Torino, in collaborazione con gli Enti del Sistema Camerale (Camere di commercio, Unioni regionali, aziende speciali del territorio) aderenti al Portale Etichettatura e Sicurezza Prodotti, organizza il seguente ciclo di 6 webinar Piattaforma Teams:

  • 14 luglio: Sostenibilità, certificazione e biodiversità (9:30 – 11:45)
    La crescente attenzione alla tutela della biodiversità e all’uso responsabile delle risorse richiama le aziende, in particolare quelle della filiera agroalimentare e delle produzioni vegetali, a misurare con precisione il proprio impatto sull’ambiente e a valorizzare le azioni intraprese in un’ottica di sostenibilità e trasparenza.
    Insieme agli esperti di RINA Services S.p.A., verrà approfondito il legame tra tutela della biodiversità e certificazioni di filiera, offrendo strumenti tecnici per misurare e valorizzare la sostenibilità nelle produzioni vegetali.
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  • 23 settembre: La nuova convenzione PEM (9:30 – 11:30)
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  • 7 ottobre: Il Regolamento UE 2023/1115 sulla Deforestazione (in programmazione)
  • 21 ottobre: Packaging Waste Regulations (in programmazione)
  • 4 novembre: Le attività di vigilanza (in programmazione)
  • 2 dicembre: Il passaporto digitale (in programmazione)

Il webinar è accreditato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari (OTAN) per 2 crediti.
Rimani aggiornato sui prossimi webinar

Per ulteriori informazioni contattare la Segreteria Organizzativa: Laboratorio Chimico, Camera di commercio Torino
Tel. 011 6700 254; e-mail eventi@lab-to.camcom.it; web www.lab-to.camcom.it; web www.portale-etichettatura.lab-to.camcom.it

Greenwashing: nuova Direttiva per i Green Claims e la Green Transition. Cosa cambia per imprese e consumatori da marzo 2026


Il 30 ottobre 2025 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legislativo di recepimento della Direttiva (UE) 2024/825 – conosciuta anche come Empowering Consumers for the Green Transition (ECGT) – che segna un passaggio importante nella lotta al greenwashing e nel rafforzamento della tutela dei consumatori all’interno del percorso di transizione ecologica europea.

La direttiva comunitaria interviene su due precedenti norme, con l’obiettivo di rafforzare la protezione dei cittadini contro informazioni ambientali ingannevoli e allineare la comunicazione delle imprese agli obiettivi del Green Deal europeo:

  • la Direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali e
  • la Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori.

Il decreto italiano introduce regole più stringenti per contrastare l’uso improprio dei claim ambientali e aumentare la fiducia dei consumatori. Le aziende avranno tempo fino al 27 settembre 2026 per adeguarsi, implementando procedure interne di verifica, validazione e tracciabilità delle informazioni ambientali comunicate al mercato e non sarà più sufficiente utilizzare termini generici come “eco-friendly”, “green” o “sostenibile” senza un solido supporto documentale:

  • le dichiarazioni ambientali dovranno essere fondate su evidenze scientifiche, basate su criteri chiari e comprensibili anche per il consumatore finale.
  • Le etichette ambientali potranno essere utilizzate solo se inserite in sistemi di certificazione aperti, trasparenti e non discriminatori.
  • Verrà introdotta un’etichetta armonizzata sulla durabilità, che consentirà ai consumatori di valutare in modo immediato la durata e la riparabilità dei prodotti, incentivando scelte di acquisto più consapevoli e scoraggiando pratiche di obsolescenza programmata.

Il rispetto delle nuove disposizioni sarà vigilato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che potrà intervenire in caso di violazioni e applicare sanzioni significative alle imprese non conformi.


Altri articoli sull’argomento

Pubblicato il Codice di condotta per l’intelligenza artificiale a uso generale della Commissione Europea


Il 10 luglio 2025 la Commissione europea ha pubblicato il General-Purpose AI Code of Practice (GPAI), il Codice di condotta per l’intelligenza artificiale a uso generale, finalizzato a chiarire l’applicazione dell’AI Act, la nuova legge europea sull’intelligenza artificiale.
Il Codice è diviso in tre sezioni (trasparenza, copyright, sicurezza):

  • trasparenza: richiede la condivisione documentale dei modelli, ma non impone la pubblicazione dettagliata dei dati di addestramento;
  • copyright: invita a usare solo contenuti legalmente accessibili, prevedendo misure tecniche di protezione non meglio definite;
  • sicurezza: distingue tra rischi primari (deepfake, disinformazione, diritti) e secondari (pregiudizi, incitamento all’odio), ma solo i primi richiedono audit esterni. Una scelta che solleva preoccupazioni, dato il potenziale impatto sociale di questi ultimi.

I capitoli su Trasparenza e Copyright offrono a tutti i fornitori di modelli di IA generici un modo per dimostrare la conformità agli obblighi previsti dall’art. 53 della Legge sull’IA.

I capitoli su Sicurezza sono rilevanti invece solo per i fornitori soggetti agli obblighi previsti dalla Legge sull’IA per i fornitori di modelli di IA generici con rischio sistemico ai sensi dell’art. 55 della Legge sull’IA (fornitori di modelli più complessi).

Gli Stati membri e la Commissione stanno valutando l’adeguatezza del GPAI, che sarà integrato da orientamenti dell’Esecutivo europeo sui concetti chiave relativi ai modelli di IA per uso generale. L’AI Act entrerà in vigore il 2 agosto 2025 per i nuovi modelli, con tempo di adeguamento fino al 2027 per quelli preesistenti.

Il GPAI non è vincolante, ma i fornitori che non vi aderiscono dovranno dimostrare in altro modo la conformità all’AI Act, rischiando di incorrere in controlli supplementari. Una volta approvato dagli Stati membri e dalla Commissione, i fornitori di modelli di IA che lo firmano volontariamente potranno dimostrare di rispettare la legge sull’IA aderendo al codice, riducendo il loro onere amministrativo e ottenendo maggiore certezza giuridica rispetto a quanto accadrebbe se dimostrassero la conformità con altri metodi.

Approfondisci l’informazione
Approfondisci il capitolo Trasparenza del Codice di condotta per l’IA
Approfondisci il capitolo Diritto d’autore del Codice di condotta per l’IA
Approfondisci il capitolo Sicurezza del Codice di condotta per l’IA

Tool per servizi e mercati digitali migliori: la Commissione europea ha annunciato il lancio di tre tool per segnalare violazioni


La Commissione europea ha annunciato il lancio di due tool per consentire a chiunque di segnalare le violazioni, rispettivamente, del e Digital Markets Act (DMA). La legge sui servizi digitali – Digital Services Act (DSA) – si propone di creare un ambiente online più sicuro ed equo, affrontando problematiche legate a contenuti illegali, incitamento all’odio e disinformazione, e promuovendo al contempo trasparenza e responsabilità nel mercato digitale dell’UE. Il regolamento garantisce l’accesso ai dati chiave per le autorità e i ricercatori, e obbliga le piattaforme online di dimensioni molto grandi (VLOP) e i motori di ricerca (VLOSE) con più di 45 milioni di utenti a valutare e mitigare i rischi sistemici online. Per rafforzare l’impatto della norma, sono stati creati degli appositi tool:

  1. il DSA Whistleblower Tool, consente alle persone con informazioni privilegiate di inviarle anonimamente in qualsiasi lingua ufficiale dell’UE.
  2. il DMA Whistelblower Tool, qualora le informazioni in possesso riguardino pratiche anticoncorrenziali da parte di piattaforme “gatekeeper”, quindi relative a violazioni del Digital Markets Act. Con il DMA, l’Unione Europea vuole contribuire allo sviluppo di mercati aperti e competitivi nel settore digitale sia per gli utenti commerciali che per gli utenti finali. Le conoscenze interne possono essere elementi fondamentali per aiutare la Commissione europea, che è garante dell’applicazione della legge, a individuare più rapidamente comportamenti illeciti.
  3. Se, infine, le informazioni riguardano pratiche che possono destare preoccupazioni ai sensi delle norme sulla concorrenza dell’UE, un terzo tool europeo, a disposizione dei cittadini.

Codice di Condotta per i consulenti


Lo European Council Board ha pubblicato il Codice di condotta per le società di consulenza che offrano servizi alle organizzazioni che si candidano ai bandi dello European Innovation Council (EIC).

Il Consiglio dell’European Innovation Council (EIC) ha pubblicato il 6 novembre 2023 un Codice di Condotta per i consulenti (singoli o società) che offrono servizi ai partecipanti ai bandi EIC con l’obiettivo di stabilire una serie di standard minimi che gli enti di consulenza si impegnino ad applicare nei confronti dei loro clienti durante il processo di candidatura e gestione dei progetti vincitori. I principi cui si ispira il Codice sono:

  • qualità del servizio: è richiesto di non accettare lavori per i quali non si ha la necessaria competenza, di rendere noti i propri risultati conseguiti in passato, di chiarire in anticipo se e quali aspetti del lavoro saranno subappaltati;
  • trasparenza ed etica sono richieste nell’evitare conflitti di interesse (inclusa la simultanea consulenza prestata a clienti in diretta concorrenza), nella gestione dei dati dei clienti, nell’utilizzo di intelligenza artificiale e nel rispetto della confidenzialità. Al consulente è richiesto di consentire la ricerca e verifica di informazioni da parte del cliente tramite accesso a tutti i siti e i dati relativi alla propria proposta, la consultazione dei Punti di Contatto Nazionali (NCPs) e dell’Enterprise Europe Network (EEN). Infine, è richiesta trasparenza sui costi e sulle possibilità di successo della proposta;
  • responsabilità sociale e ambientale,
  • onesta competizione.

Il consulente è ritenuto responsabile della qualità e del rispetto del Codice, del servizio fornito direttamente e subappaltato. L’adesione al Codice, redatto previa consultazione pubblica e confronto con gli stakeholder, è su base volontaria. Tuttavia, i consulenti sono caldamente invitati ad aderirvi, a condividere il Codice con i propri clienti e promuoverne il supporto nel proprio sito web, tramite apposito logo (etichetta).

Leggi il Codice di condotta
Scarica l’etichetta EIC

Customer Satisfaction 2022

Fino al 30 ottobre 2022 è possibile partecipare alla compilazione del questionario online per valutare i servizi offerti dalla Camera di commercio di Treviso-Belluno|Dolomiti

Per compilare il questionario (cliccare sull’immagine sotto riportata) ci vorranno pochi minuti e tutte le risposte rimarranno assolutamente anonime e saranno utilizzate in forma aggregata e solo per finalità statistiche.

Il questionario è diviso in più sezioni per valutare:

  • l’immagine dell’Ente;
  • i canali e la chiarezza della comunicazione;
  • i servizi offerti, anche in modalità digitale.

Per ulteriori informazioni: Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP), Comunicazione Istituzionale; e-mail: urp@tb.camcom.it

Ethical claims: le asserzioni etiche


Il tema della validazione e della verifica di asserzioni (claims) su prodotti, servizi e processi ha una storia consolidata da almeno vent’anni. Il campo d’azione degli Ethical claims consolidato è quello ambientale (ad esempio per i cosidetti GHG, GreenHouse Gases o per le EPD, Environmental Product Declaration), ma grazie alla “commissione Valutazione della conformità” è stato ulteriormente ampliato con l’adozione, anche in lingua italiana, della ISO/TS 17033.

Questo nuovo documento, ad ampissimo spettro, che si applica a prodotti, servizi e processi, nonché alle organizzazioni stesse, contiene i principi ed i requisiti per sviluppare e formulare asserzioni etiche e per fornire le informazioni di supporto, laddove non siano state sviluppate specifiche norme, o al fine di integrare norme esistenti.

La UNI ISO/TS 17033 affronta due aspetti importanti: le dichiarazioni, cioè i cosiddetti claim etici, e la trasparenza verso il mercato e i consumatori.

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Il Codice italiano pagamenti responsabili, come strumento di trasparenza ed etica


Nato da un’iniziativa Assolombarda e successivamente recepito da Confindustria su base nazionale, il Codice italiano pagamenti responsabili (un modello vincente all’estero, ispirato all’iniziativa del Prompt Payment Code britannico e fortemente sponsorizzata dal Governo inglese e da CBI, Confederation of British Industry) disponibile da settembre 2015, è uno strumento volontario finalizzato a stabilire tra fornitori e clienti delle prassi trasparenti ed efficienti nei pagamenti, con rispetto dei termini contrattuali pattuiti e promuovere una cultura dei pagamenti rapidi.

Il Codice non impone specifici tempi massimi di pagamento (fermo restando, come indicazione generale, l’auspicio della direttiva 2011/7/UE “late payments” che i tempi di pagamento tra imprese non superino i 60 giorni) ma risponde al suggerimento del Legislatore comunitario di incoraggiare la creazione di codici di pagamento rapido.  
Possono aderire al Codice: imprese private, imprese pubbliche, organizzazioni non profit e PA. L’adesione consente l’utilizzo del marchio “CPR” che segnala al mercato un’impresa che adotta pratiche virtuose e responsabili in materia di pagamenti.

La diffusione di tali pratiche può contribuire a:

  • migliorare la reputazione delle imprese nei mercati, nazionali e internazionali,
  • rafforzandone la competitività,
  • garantire tempi contrattuali congrui e pagamenti puntuali,
  • garantire un impegno al rispetto di tempi e le modalità di pagamento pattuiti con i fornitori.

Per maggiori informazioni clicca qui