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Gender Equality Index 2025: la piena parità di genere in Europa sarà raggiunta, forse, solo nel 2075


Secondo i dati presentati nel Gender Equality Index 2025 dell’Istituto europeo per la parità di genere (EIGE), se continuiamo a mantenere il ritmo attuale, i divari tra uomini e donne verranno colmati completamente solo nel 2075; il punteggio medio assegnato all’Europa è di 63,4 su 100 (l’indice per l’Italia è di 61,9), con un progresso di soli 7,4 punti negli utili 10 anni.

L’Italia si classifica al 12° posto nell’UE: il punteggio dell’Indice sull’Uguaglianza di Genere è aumentato di 9,4 punti dal 2015. Dal 2020 è aumentato di 3,9 punti, principalmente grazie ai miglioramenti nel dominio del potere. Il miglioramento dell’Italia in termini di parità di genere, rimane inferiore a quello dell’Unione Europea ma i punteggi mostrano che la distanza dalla media UE si sta riducendo.

L’indice di uguaglianza di genere, basato su 27 indicatori, analizza cinque aree chiave:

  1. lavoro,
  2. denaro,
  3. conoscenza,
  4. tempo,
  5. potere,

ed offre una fotografia dettagliata delle disparità che incidono sulla vita professionale e sociale. Dal 2010 l’Unione Europea ha compiuto progressi costanti, con una crescita media annua del 25%. Tuttavia, le differenze tra Paesi restano marcate, segnalando la necessità di interventi mirati per garantire un avanzamento uniforme. La sfida si snoda lungo tre direttrici:

  • Reddito: le donne percepiscono in media il 77% del reddito annuo degli uomini, con effetti su pensioni e rischio di povertà.
  • Potere: punteggio di 40,5 – solo sei Stati membri hanno una rappresentanza parlamentare equa.
  • Occupazione: il tasso femminile è al 71% contro l’81% maschile, lontano dall’obiettivo UE del 78% entro il 2030. Limitate opportunità di lavoro, della discriminazione e delle responsabilità assistenziale continuano a rappresentare ostacoli per le donne, costringendole spesso a lavorare part-time o ad abbandonare del tutto il mercato del lavoro. Anche la segregazione occupazionale e il numero molto inferiore di donne in ruoli dirigenziali continuano a influenzare il divario occupazionale di genere. La segregazione di genere nel mondo del lavoro ha assunto una nuova rilevanza alla luce della transizione digitale e verde, del mutato panorama della sicurezza, della natura in evoluzione del lavoro e dei cambiamenti demografici. Le donne continuano a essere sovra rappresentate nei settori meno retribuiti e sottovalutati, mentre gli uomini dominano le posizioni di vertice, anche nei settori a prevalenza femminile. Parallelamente, i settori in forte crescita come quello delle TIC devono affrontare una grave carenza di manodopera e solo 2 specialisti ICT su 10 sono donne.

Promuovere la parità oltre ad essere una questione etica rappresenta una leva per attrarre talenti, innovare e rafforzare la competitività dei territori. Investire nella parità significa investire nel futuro dell’Europa.

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