Burnout: un fenomeno sempre più diffuso che comporta gravi conseguenze per lavoratori e organizzazioni. Principali strumenti e strategie per comprenderlo e prevenirlo efficacemente


In una recente scheda informativa del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’Inail viene approfondito il fenomeno del burnout o “sindrome da esaurimento professionale”, una condizione psicofisica che nasce da uno stress lavorativo cronico mal gestito, descritta per la prima volta negli anni ’70 negli Stati Uniti, come problematica tipica delle professioni di aiuto.

Nel 2019 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha implementato la definizione di burnout nella classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) specificandone la sua natura organizzativa. Tale sindrome si manifesta in tre dimensioni:

  1. esaurimento,
  2. distacco mentale dal lavoro (o cinismo),
  3. senso di inefficacia.

Il problema ha ricadute che impattano anche sulle organizzazioni in termini di clima interno e perdita di produttività; oggi il fenomeno può arrivare a coinvolgere qualsiasi categoria professionale.

Il D.lgs. 81/2008 prevede l’obbligo per i datori di lavoro di valutare anche i rischi psicosociali che possono determinare l’insorgenza di stress lavoro-correlato; la scheda informativa pubblicata dal Dimeila di Inail, propone un approccio integrato alla prevenzione del burnout, articolato su tre livelli:

  1. prevenzione primaria: mira a intervenire sulle cause organizzative dello stress (es. carichi di lavoro, relazioni, stili di leadership);
  2. prevenzione secondaria: si concentra sul potenziamento delle risorse individuali, attraverso la formazione, il supporto psicologico e lo sviluppo di strategie di gestione dello stress (coping);
  3. prevenzione terziaria: agisce sui casi già conclamati, attraverso percorsi di cura e riabilitazione per ripristinare il benessere del lavoratore.

A livello internazionale sono disponibili alcuni strumenti che consentono di misurare il burnout; quelli citati nel documento Dimila sono:

  •  il Maslach Burnout Inventory (MBI): un questionario sviluppato nel 1981 da Christina Maslach, Susan Jackson, Michael P. Leiter, Wilmar B. Schaufeli, & Richard L. Schwabche si compone di 22 item, ciascuno con 6 gradi di risposta su scala Likert i cui estremi sono definiti da “mai” ed “ogni giorno”. MBI concepisce il burnout come una variabile continua che rispecchia i diversi livelli dei sentimenti in gioco e non solo come una variabile dicotomica che può essere soltanto presente o assente.
  • l’Oldenburg Burnout Inventory (OLBI) un questionario sviluppato nel 1999 da Demerouti, Bakker, Nachreiner e Schaufeli e pubblicato dal Journal of Applied Psychology e dall’American Psychological Association, utilizzato per valutare il burnout in diversi contesti occupazionali. E’ composto da 16 domande, suddivise equamente tra le due sottoscale: esaurimento (gli item valutano la stanchezza e il bisogno di riposo) e disimpegno (gli item misurano atteggiamenti e comportamenti negativi nei confronti del lavoro); ogni item utilizza una scala Likert a 4 punti (1 = fortemente d’accordo, 4 = fortemente in disaccordo), rendendolo semplice da somministrare e interpretare.
  • Il Copenaghen Burnout Inventory (CBI): un questionario sviluppato nel 2005 da T. S. Kristensen, M. Borritz, E. Villadsen e K. Christensen, composta da 19 item e contenente tre sottoscale che misurano il burnout personale, il burnout lavorativo e il burnout correlato al cliente, dove la sottoscala “Esaurimento Personale” rappresenta un buon indicatore del burnout autistico.

Questi test aiutano a identificare tempestivamente le situazioni critiche e a costruire piani di intervento mirati; le organizzazioni dovrebbero interessarsi alla prevenzione del burnout per garantire:

  • ambienti di lavoro sostenibili,
  • politiche di benessere psicofisico,
  • formazione dei manager,
  • spazi di ascolto.

Leggi l’informazione pubblicata nel portale di INAIL
Approfondisci scaricando il documento INAIL 2025 “Il burnout un fenomeno occupazionale”