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Cittaslow, la rete italiana delle città del buon vivere accoglie anche Belluno

Economia resiliente, attenzione all’ambiente e al sociale, rispetto delle culture locali, innovazione di strutture e processi, internazionalizzazione, sono alcune delle chiavi vincenti per “creare futuro” in senso slow.

Nel mese di dicembre 2020 la capitale delle Dolomiti (terza città del Veneto, dopo Follina e Asolo) si è unita alle 85 città italiane che fanno già parte della rete di Cittaslow, un progetto nato in Italia nel 1999 ed oggi diffuso in altri 30 paesi del mondo. Ispirati da Carlo Petrini e dall’esperienza di Slow Food, i sindaci di Bra, Greve in Chianti, Orvieto e Positano, decisero infatti di introdurre nell’azione amministrativa delle città alcuni principi che ponevano al centro la lentezza positiva, la sostenibilità e la giustizia sociale, applicando i concetti dell’ecogastronomia alla pratica del vivere quotidiano.

L’insieme dei requisiti indispensabili per diventare Cittaslow è raggruppato nelle seguenti macrocategorie:

  1. Politiche Energetiche e Ambientali
  2. Politiche Infrastrutturali
  3. Politiche per la Qualità Urbana
  4. Politiche Agricole, Turistiche, Artigianali
  5. Politiche per l’Ospitalità, la Consapevolezza e la formazione
  6. Coesione Sociale
  7. Partenariati

Alcuni di tali requisiti sono già patrimonio delle città 260 città (italiane ed internazionali) e potranno essere ulteriormente tutelati e valorizzati, mentre molti altri, compatibilmente con le caratteristiche urbanistiche e pedoclimatiche del territorio, potranno essere introdotti ispirandosi ad applicazioni già in essere o sperimentate in altre realtà.

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